IDPA ha
posto come base del suo Progetto di Ricerca la necessità
avvertita dall'Uomo di comprendere il "cambiamento globale"
dell'ambiente e del clima, a diverse scale spaziali, i suoi effetti sul
territorio, la sua evoluzione nel tempo e i possibili "rimedi". Negli
ultimi anni è infatti cresciuta la consapevolezza che le
variazioni ambientali, sia legate alla naturale dinamica del pianeta,
sia influenzate, se non determinate, dal comportamento umano, incidono
in modo sensibile sugli assetti socio-economici.
Ricerca Focus presso la Sede di Dalmine: Dalle varve lacustri indizi del primo calendario annuale preistorico
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Il diario della Natura
realizzato del Reparto di Cinematografia scientifica del CNR - Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria - Milano
e da MT Channel - Sky
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Gli interglaciali sono intervalli relativamente brevi del Quaternario, caratterizzati da un regime climatico paragonabile a quello dell’Olocene (ultimi 11.500 anni). La variabilità climatica degli interglaciali, scandita dal ripetersi di eventi di periodicità breve, ma bruschi e talora catastrofici, non è ancora chiarita. Questi processi naturali mostrano un’ampiezza paragonabile a quella indotta dalle immissioni in atmosfera e dall’uso del suolo da parte delle popolazioni umane.
Nelle
serie storiche degli ultimi duecento anni le oscillazioni brevi,
prodotte da meccanismi naturali, e le azioni antropiche interagiscono a
produrre le trasformazioni climatiche registrate dagli strumenti. La
loro interpretazione e simulazione è complessa.
Per queste ragioni, i paleoclimatologi sono alla ricerca di
registrazioni naturali a risoluzione annuale, che consentano di
studiare in dettaglio l’influenza del forcing causato dai fattori
esterni (come l’attività solare), dei fattori interni
(come le eruzioni vulcaniche) e i meccanismi di
“accomodazione” del sistema climatico durante gli
interglaciali.
Poichè l’impatto delle attività umane sulla
biosfera e sui gas serra è rilevabile già dal Neolitico,
è opportuno esaminare i meccanismi naturali del clima durante un
interglaciale più antico.
Nel 1998 i ricercatori del CNR Centro Geodinamica Alpina e Quaternaria
di Milano (oggi IDPA) hanno avviato lo studio di una sequenza di coppie
di microlamine brune e bianche – entro i depositi lacustri di
Piànico-Sèllere (Lombardia). Un gruppo di lavoro, sorto
dalla collaborazione tra diversi organi del CNR
(IDPA , Pallanza e SCQUEA Roma), nonchè l’iIMEP
di Marsiglia, il GFZ di Postdam, il Laboratoire de
Géochronologie di Parigi e il QRI di Cambridge, ha consentito
di verificare che la lamina scura è il risultato della
deposizione tardo-autunnale ed invernale, mentre la lamina chiara si
formò durante le stagioni a maggiore attività
fotosintetica (primavera-estate), inziando con la deposizione di
frustoli di diatomee e poi di calcite autigena.
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